Il Generale Giorgio Bertolaso, attuale Presidente dell’aero club di Latina, ci racconta la sua vita passata a bordo di numerosi velivoli nei cieli di tutto il mondo.
Il rischio, la passione, la storia vissuta sulle proprie spalle, sono alcune delle caratteristiche che contraddistinguono quest’uomo davvero speciale. Dopo sessantasei anni passati nei cieli di tutto il mondo, oggi tramanda la sua esperienza, a coloro che vogliono staccare le proprie ali da terra per iniziare una nuova avventura. Il generale Bertolaso ci concede un intervista in cui racconta alcuni episodi che hanno caratterizzato la sua vita di pilota e di sportivo. -Generale quando ha iniziato a volare?- Ho iniziato nel novembre del 38. La prima macchina su cui ho volato è stata il Breda 25 e ad oggi sono abilitato su sessanta aerei diversi. Nella mia carriera di pilota militare ho combattuto durante la seconda guerra mondiale volando su macchine come il Macchi 202 il Macchi 205, l’Aircobra, il P-38 Lightening e il P-51 Mustang. Il volo ha sempre costituito per me un motivo di immenso fascino, ho imparato molte cose, ma il gusto per le sfide mi ha trascinato anche, nel ciclismo e nelle immersioni subacquee. Infatti, negli anni 70 sfidai Giovanni Battista Mondin per battere il record dell’ora su pista da lui detenuto. Mi preparai con la mia squadra composta da militari e all’età di 58 anni sul velodromo olimpico di Roma, che oggi non c’è più, riuscii a battere il suo record con 37 km e mezzo. In questo record fui assistito dal preparatore atletico di Fausto Coppi ricordo ancora la gioia immensa. Sulla scia di questo successo mi sono trovato anche a conoscere e diventare il preparatore atletico di Enzo Maiorca recordman di apnea subacquea. Con Maiorca stabilimmo il record di profondità degli 80 metri. Tutto ciò avveniva nel 73 anno in cui ero comandante della base militare di Perdas de Fogu in sardegna. Generale nella sua carriera militare, è stato il primo pilota di f-104 Starfighter caccia utilizzato dalla nostra aeronautica per oltre cinquant’anni– è vero, nell’aprile del 1963 ho portato in volo il primo 104 immatricolato 4-4 da Torino Caselle a Grosseto. Nel 62 ricevuto l’incarico di comandare la quarta aerobrigata fui inviato negli Stati Uniti ad effettuare la transizione su questo velivolo. Ero il primo pilota operativo e ricordo ancora che poco prima di partire per gli Stati Uniti l’allora Capo di Stato Maggiore Valentini mi chiamò e mi disse… Berto (allora ero soprannominato così ) appena volerai sul 104 fammi sapere come va’. Dopo aver effettuato l’iter formativo arrivò il momento di volare sulla versione biposto soprannominata “Small D” data la sua leggerezza. Effettuai i controlli pre- volo e ricevuto l’ok dalla torre lasciai i freni per dare tutto motore, in men che non si dica mi rtrovai con il muso puntato verso l’alto in volo. Una spinta incredibile, il “famoso calcio nel sedere”. Una volta tornato a terra scrissi subito una letttera al capo di stato maggiore dicendogli che, l’f-104 era una macchina meravigliosa con un solo difetto, “Non ti dà il tempo di pensare”. Una volta arrivai a 60.000 piedi violando tutte le regole. In un volo da Decimomannu a Grosseto volavo in coppia con il mio gregario che non ricordo chi fosse poveretto! ad un certo punto eravamo sul Tirreno facevamo rotta diretta verso Grosseto, 40.000 piedi, Mach 2 con tendenza a salire e io continuavo la mia salita fino a che mi accorsi di essere a 55 000 piedi e così vista la visibilità decisi di arrivare fino a 60.000 piedi. Era una giornata magnifica, dalla zona dell’Isola D’Elba vedevo tutta la Pianura Padana come se fosse una carta Geografica. Dopo pochi istanti su quella quota decisi di scendere immediatamente visto che se mi avesse piantato motore sarei morto. - Da alcuni documentari dell’istituto luce si nota la mancanza di tute anti g che voi non indossavate come mai?- In effetti con il 104 se si riusciva a tirare i 4 g i 4g e mezzo era il massimo, non ce la faceva non accettava carichi maggiori. Mentre eravamo abituati con velivoli della classe f-84, f-86, con cui facevamo certe “insaccate”. Ricordo il periodo in cui feci l’istruttore di tiro sulla base di Brindisi ho la schiena tutta scassata, lì quando facevamo l’esercitazioni di tiro aria-terra soprattutto il mitragliamento, per vedere dove andavano a finire i colpi rimanevamo incantati e a volte quando tornavamo a terra trovavamo il gimmetro fermo ad “8”. Normalmente 4 5 erano normali. L’f 84 era un aeroplano formidabile. -Cosa prova ogni volta che vede un caccia moderno?- Oggi le confesso che durante le manifestazioni vedere un F-16 o un Eurofighter 2000 che non si ribellano acettano tutto da questo cane di pilota, mi da l’impressione di un cagnolino, affezionato al padrone che accetta tutto , e continua ad obbedire. Generale cos’è per lei volare?È la vita!!!!!